CONTATTACI

Ho letto e accetto l'informativa ai sensi del D.lgs. 196/2003

La stampa 3D unisce innovazione e sostenibilità: resina prodotta dall’olio delle friggitrici

La stampa 3D unisce innovazione e sostenibilità: resina prodotta dall’olio delle friggitrici

I numerosi vantaggi della manifattura additiva ormai li conosciamo bene: flessibilità della produzione, abbattimento dei costi, rapidità nella creazione di un prototipo, libertà creativa e personalizzazione del prodotto sono solo alcuni di essi. Oltre a tutto questo, la stampa 3D è anche un metodo di produzione che fa bene al pianeta. Le stampanti infatti, anche quando sono di dimensioni industriali e rimangono accese per prolungati periodi di tempo, consumano una minor quantità di energia elettrica rispetto a un intero impianto di produzione. Non da meno è anche la minimizzazione degli scarti: stampando in 3D, il macchinario dà vita a un prodotto aggiungendo materiale solo laddove è necessario. Questo naturalmente permette di evitare ritagli e la produzione di rifiuti.

Le prospettive di crescita del 3D printing sono più che positive. Dopo l’emergenza sanitaria e la riscoperta di quanto può essere efficiente questa tecnologia tipica dell’industria 4.0, non è difficile immaginare che la stampa 3D diventerà il mezzo di produzione prediletto da imprese e professionisti. Già ora, le stampanti sono molto più intuitive da usare e precise nella manifattura rispetto a solo pochi anni fa e sicuramente continueranno ad essere migliorate e innovate. A fare la differenza saranno anche i nuovi materiali con cui si potrà stampare. Tipicamente si utilizzano resine, polveri o filamenti, ma negli ultimi anni sono stati sperimentati materiali decisamente fuori dal comune.

L’ultima sperimentazione viene direttamente dal Canada, precisamente da una ricerca dell’Università di Toronto. Andre Simpson, professore del Dipartimento di Scienze fisiche e ambientali, ha prodotto resina per stampanti 3D partendo dall’olio avanzato dalle friggitrici di una nota catena di fast food. Un esperimento rivoluzionario che potrebbe rendere più sostenibile, sia a livello ambientale che economico, l’additive manufacturing.

L’idea è venuta al professor Simpson dopo aver osservato le molecole di resina che usa per la sua stampante 3D desktop. A sorpresa di tutti, la composizione molecolare delle resine comunemente vendute per il 3D printing è molto simile a quella dell’olio da cucina. Il professore, dopo aver chiesto “in dono” a una nota catena di fast food americana l’olio avanzato dalle friggitrici, si è messo all’opera insieme al suo team di ricerca. Simpson è così riuscito a produrre una resina completamente biodegradabile partendo dagli scarti dei fast food: un vero e proprio esempio di economia circolare, dove ciò che normalmente si butterebbe, viene reinventato per produrre tutt’altro.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista CS Sustainable Chemistry & Engineering e nell’articolo dedicato si spiega che la trasformazione avviene attraverso un processo chimico che riesce produrre 420 ml di resina partendo da un solo litro di olio. Per testare la resina i ricercatori hanno stampato una piccola farfalla che, oltre a essere una struttura solida in grado di tenere la propria forma, si è rivelata termicamente resistente e può quindi essere esposta ad alte temperature. La stampa di questa piccola farfalla fatta di olio esausto ha inoltre dimostrato che questa resina può produrre oggetti con particolari fino a 100 micrometri. Ultima, ma decisamente caratteristica più importante, i prodotti creati a partire da questa resina sono biodegradabili in sole due settimane!

Se questa nuova resina potrà essere messa in commercio ed effettivamente utilizzata per la produzione di oggetti di uso quotidiano o professionale, sicuramente segnerà una vera e propria svolta sia per la manifattura additiva sia per l’ambiente. Poter evitare completamente l’utilizzo di materiali plastici e, al contrario, utilizzare una materia prima ecologica, che addirittura è un rifiuto difficile da smaltire, permetterebbe di ridurre l’impatto ambientale della stampa 3D a un minimo ineguagliabile. Il vantaggio è anche economico: acquistare l’olio esausto delle friggitrici probabilmente avrebbe un costo minore rispetto a produrre resine ad hoc per la stampa, abbattendo ulteriormente i costi di produzione.

Se sei interessato a scoprire di più sulle stampanti 3D e sulle varie tipologie disponibili presso New Office Automation, visita questa pagina. Se invece hai un’impresa oppure sei un professionista e vorresti acquistare o noleggiare una stampante, contattaci al numero +39 345 682 9003 oppure scrivici a info@noa.it. Il nostro staff di NOA3D sarà felice di aiutarti e offrirti una consulenza personalizzata.

Ho letto e accetto l'informativa ai sensi del D.lgs. 196/2003
By | 2020-07-01T15:18:31+02:00 venerdì 26 Giugno 2020|News|Commenti disabilitati su La stampa 3D unisce innovazione e sostenibilità: resina prodotta dall’olio delle friggitrici