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AE.CAS e la tecnologia delle stampanti 3D a resina

AE.CAS e la tecnologia delle stampanti 3D a resina

AE.CAS unisce convenienza e precisione con la stampante 3D Form 2 per accelerare lo sviluppo di elettrovalvole

AE.CAS, azienda italiana che dal 1979 è dedita alla progettazione e realizzazione elettrovalvole, elettrofreni ed elettromagneti, si è recentemente rivolta a NOA per digitalizzare il processo di sviluppo di nuovi componenti, attraverso l’implementazione di una stampante 3D Form 2.

Proprio per l’ampia gamma d’impieghi a cui sono destinati i prodotti AE.CAS, e di conseguenza per la loro multiforme natura progettuale, si è qui da poco deciso di sfruttare le potenzialità offerte dalla stampa 3D. Per farlo l’azienda, dopo una breve ricerca, si è rivolta a New Office Automation, distributori della stampante a resina Form 2.

“Qui sviluppiamo e testiamo i prototipi dei nostri prodotti che, se non tutti, in massima parte creiamo con la stampante 3D. Successivamente, quando li abbiamo testati e verificato che tutto vada bene, ci basta inviare il medesimo file 3D per creare lo stampo a iniezione,” spiega Paolo Bighinatti, responsabile della ricerca e sviluppo in AE.CAS.

La stampante 3D viene utilizzata principalmente per realizzare i rocchetti su cui poi viene avvolto il filo di rame. Nella fase iniziale lo stampo non è ancora disponibile e quindi per la prima prototipazione, diciamo i primi dieci, venti, cinquanta pezzi Bighinatti e il suo team si affidano alla stampante 3D, che è in grado di produrre fino a una ventina di rocchetti in una sola stampata.

Prima di portare la prototipazione all’interno, gli ingegneri di AE.CAS disegnavano in CAD il prodotto in 3D, per poi affidarlo a un produttore esterno di prototipi, un processo che poteva richieder fino a 15 giorni dal disegno al ricevimento del prototipo finito.

“Con la stampante 3D abbiamo accorciato i tempi necessari a ottenere il prototipo finito e per quanto riguarda i costi, seppur non in maniera esagerata, sono stati anch’essi abbattuti sensibilmente,” spiega Bighinatti.

Inaspettatamente, oltre ai rocchetti, l’azienda ha iniziato a sfruttare la Form 2 anche per stampare in 3D i posaggi, ovvero i supporti compatibile con i macchinari industriali. Necessari per testare le nuove bobine. Questi supporti, che spesso devono essere disegnati in più parti, per poi essere assemblati in un secondo tempo, potevano essere prodotti solo attraverso una lavorazione meccanica ma i costi erano elevati e i problemi frequenti.

In questo caso AE.CAS ha avuto un ritorno ancor più rilevante, sia in termini di tempo, sia a livello di costi. Per produrre i posaggi viene usata la resina bianca rigida. La vita del prodotto può essere di tre, quattro o cinque anni. La resina deve essere in grado di resistere alle alte temperature. Inoltre il processo di cottura è stato affinato per rendere il pezzo sufficientemente rigido ma non esageratamente secco e fragile.

“Inizialmente avevamo una quantificazione legata ai soli rocchetti: questi comportavano un acquisto annuo attorno a 1.500/2.000 Euro. Abbiamo dunque pensato che una stampante 3D ci avrebbe permesso di recuperarne la metà garantendoci un notevole risparmio di tempo nelle fasi di prototipazione (se il prodotto non andava bene mi sarebbe bastata un’altra stampata) – dice Bighinatti. “C’è da dire che avendo quest’opportunità, nel momento in cui alcuni nostri clienti ci hanno chiesto un prodotto finito comprendente dettagli non di nostra pertinenza, non ci siamo tirati indietro ma anzi siamo stati in grado di produrlo, testarlo e venderlo… in passato non avremmo nemmeno potuto proporlo”.

Bighinatti è arrivato alla scelta di una stampante Fomr2 dopo una launga e accurata selezione, durata oltre un anno. Il limite delle stampanti a estrusione era legato soprattutto alla precisione. “Tutti ci garantivano delle risoluzioni straordinarie ma alla prova dei fatti non rispondevano alle necessità dettate dai nostri prodotti su cui bisogna poi collocare alla perfezione un filo di rame anche più sottile di un capello,” ricorda Bighinatti. Inoltre la produzione di AE.CAS non giustificava il costo di stampanti industriali da oltre 100.000. Il budget inizialmente preventivato era di 1.000/2.000 euro l’anno quindi la macchina doveva essere in grado di garantire un’elevata precisione senza aver costi eccessivi. “ Alla fine ci siamo rivolti a NOA e devo dire che il rapporto qualità prezzo della Form 2 era quello che per noi era necessario”.

By | 2018-03-13T13:41:38+00:00 giovedì 13 luglio 2017|News|Commenti disabilitati su AE.CAS e la tecnologia delle stampanti 3D a resina